Passa ai contenuti principali

I SOGNI NON SI AMMALANO di GIUSEPPE FODERARO

I SOGNI NON SI AMMALANO
di Giuseppe Foderaro
(Ultra Novel)

Giuseppe Foderaro è uno scrittore nomade e atipico, così poco italiano, sempre in bilico fra partenze, ritorni e viaggi metropolitani  trasfigurati fra luci e ombre delle notti inquiete. Non aspettatevi stereotipi o ammiccamenti fra le sue pagine, non li troverete.  Troverete le storie, quelle vere, e un grande capacità di non ripetersi mai, spaziando fra generi, stupendo i suoi lettori ogni volta. Ecco un estratto dal suo ultimo romanzo.

ESTRATTO
Sante era tornato ai Balzi Rossi, questa volta da solo. Guardare il mare gli dava pace, gli sembrava che non si fermasse mai, arrivava e poi si ritirava.
Le onde si infrangevano e poi si riformavano appena più indietro. Al mare non veniva mai in mente di lasciar perdere, di arrestarsi davanti a un ostacolo.
Anche se trovava uno scoglio sul suo cammino, preferiva dividersi in due per poi ricongiungersi più avanti come se nulla fosse. Riprendeva il suo corso senza farsi impressionare. Era lì fin dalla preistoria, e lì sarebbe rimasto. Le rocce si frantumavano, il mare no. Cambiava forma, mutava percorso come i fiumi, si alzava, si abbassava, ma stava sempre lì. Si volse bruscamente e si allontanò. Attraversò la terrazza del belvedere, poi seguì il declivio fino al mare in senso obliquo, cercando di zampettare come un trampoliere, posando i piedi tra un ciottolo e l’altro e scegliendo il percorso
con cura. Ci mancava solo che si slogasse una caviglia proprio adesso.
Verso la punta dello sprone roccioso, scogli isolati affioravano dalle onde.
Camminava un po’ incerto, come non fosse ben convinto della direzione, poi prese a seguire l’andamento irregolare dei sassi, metteva i piedi dove c’era spazio, senza badare troppo a dove stesse andando, era divertente stare a occhi bassi guardando il terreno, gli animali facevano così quando sceglievano un percorso, si adattavano al territorio, mettevano a punto tecniche di sopravvivenza inconsce. Senza accorgersene era arrivato alla battigia, e i primi spruzzi gli bagnarono le scarpe. Allora si fermò, sperava che dalla terrazza nessuno lo stesse guardando, avrebbero potuto scambiarlo per un suicida, e poi fornire spiegazioni sarebbe stato complicato. Finse per un attimo di essere l’ultimo uomo al mondo, e quel pensiero stranamente gli fu di conforto. Se eri l’unico essere umano non avevi bisogno di spiegare niente a nessuno, non occorreva neanche parlare. Come pensiero era rassicurante.

Senza nemmeno saperlo, si stava riempiendo i polmoni di speranza.


IL ROMANZO

Sante Tonelli è una giovane promessa del pentathlon moderno. La sua vita scorre come per tutti gli sportivi, in giro per palestre e palazzetti nella speranza di qualificarsi per le Olimpiadi di Rio. Proprio quando riesce a ottenere contro ogni pronostico il ranking olimpico, scopre di avere una malattia degenerativa di tipo progressivo. Il suo medico gli assicura che esiste una cura in grado di bloccare il decorso, ma i trattamenti lo farebbero risultare positivo agli esami antidoping. C'è allora una sola possibilità per coronare il suo sogno, ed è quella di nascondere a tutti il suo stato di salute, confidando nell'assunzione di pochi e inefficaci antidolorifici. La vita però non può fare a meno di scorrere veloce: la storia d'amore con Sandra che diventa sempre più seria, la sorellina Leila, piccolo genio ribelle che gli dà filo da torcere, i giornalisti d'assalto che non vedono l'ora di creare scoop inesistenti. Ma i tempi si accorciano, i traguardi sono linee che s'intravedono solo in lontananza e i sintomi di Sante iniziano a interferire con gli allenamenti. Le sue prestazioni calano, e quelli che vivono attorno a lui, dai compagni di squadra ai familiari, cominciano a sospettare che sia sotto l'effetto di qualche sostanza dopante. Inizia allora la vera sfida, quella che non finisce mai e si combatte da soli, contro i propri limiti, per i propri sogni.

Commenti

Post popolari in questo blog

ASSENZE di MICHELA DE MATTIO

ASSENZE di MICHELA DE MATTIO Foto di Camilla Coppola
ASSENZE

Era il 1979 e Claudia aveva da poco compiuto diciassette anni. Sedeva fuori dall’autostazione di Trieste. Ai suoi piedi un bicchiere di carta con un paio di monete. Faceva freddo, la Bora soffiava forte. Non era certo quello che si era immaginata, ma era comunque meglio di tutto il resto. L' ultima volta che aveva telefonato a sua madre, due mesi prima, aveva risposto il suo patrigno. Piagnucolando l'aveva supplicata di tornare a casa, a Gorizia. Tutto le era di colpo ricascato addosso, la sua puzza di sudore e di vecchio, le sue mani pelose e le dita callose. Claudia aveva riattaccato.
Goran, il suo ragazzo, viveva anche lui alla stazione. Era serbo, orfano, aveva vent’anni e si prendeva cura di lei. Bevevano molto, roba forte. Roba che scaldava la carne, il sangue e faceva dimenticare i guai. Quando l'uomo le si avvicinò Claudia pensò che fosse un cliente. Peccato che lei non era una prostituta. Le avevano già chies…

Budapest e le sorelle. Reportage sentimentale

L’amore è un mare senza sponde
e in questo mare senza limiti non c’è alcun aiuto.
Chi salpa mai più rivolge il suo sguardo verso la terrae tutta via,

sono felice di partire per questo viaggio, 
perché è meraviglioso navigare in questo mare.
Che importa se anche il viaggio più lungo alla fine giunge a termine
che importa se la più maestosa delle navi alla fine affonda Hafez …quante menzogne hai amato,
quante parole hai creduto,
che venivano solo da un curvarsi di labbra,
e il tuo stesso cuore
cosí mutevole, senza fondo e preda dell’attimo –
quante menzogne hai amato,
quante labbra hai cercato
(«togliti il rossetto dalla bocca,
dammela pallida»)
e sempre piú domande – Gottfried Benn Parto dal mare per arrivare al Danubio. Parto dal ponente estremo per arrivare a est. Terra di frontiera- Budapest e ritorno, questo è il programma, il mezzo è il bus che mi consente gli orari giusti senza cambiare e aspettarein un posto senza nome o negli aeroporti terrorizzata da possibili cancellazioni. Amo il viaggio lent…

Fabio Ivan Pigola racconta Divergenze. Intervista esclusiva.

Ciao Fabio, l’anno scorso mi parlasti di un tuo progetto che mi parve ardito e temerario e adesso esiste Divergenze. Tu sei il tipo che dice e poi fa, qualità rara e abbastanza speciale. Mi racconti il progetto? Certo. Prima di tutto grazie per l’interesse, mai così scontato. Ricordo ti parlai del progetto quand’era ancora in embrione, e siccome non sono uomo di parole perché amo il singolare, ecco Divergenze, casa editrice fedele alla linea della qualità a tutti i costi (che assolve in pieno l’editore, per chiarire da subito la posizione nei confronti della vanity press). E se gli umoristi dicono che la fedeltà è la virtù di chi sta per essere tradito, rispondo che preferisco ricevere una fregatura anziché darla. Per ridurre al minimo il loro influsso, ho eliminato le sirene del lucro: il marchio non è sul mercato per fare soldi. Ovviamente è una attività commerciale, ma le priorità sono altre. La prima è promuovere titoli che il mercato ha confinato ai margini o seppellito del tutto…