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Racconti ritrovati di Emanuel Carnevali, prefazione di Emidio Clementi.
“Racconti
ritrovati”,
d'Emanuel Carnevali, prefazione d'Emidio Clementi, nota curatoriale
d'Emmanuele J. Pilia, D Editore (Roma, 2019), pag. 150, euro
13.90.“Ma,
mentre scrivo, la scavatrice ansima, scricchiola e fischia e le sue
mascelle, con una triplice fila di denti, mordono il terreno, lo
divorano, poi lo vomitano dentro un camion, che se ne sta, stanco e
ubriaco, sull'orlo della gran fossa in cui la scavatrice è
seduta”.“Sono
un immigrato e ho lasciato la mia casa. Sono senza casa e ne voglio
una. Voi mi guardate con occhi cattivi, con occhi biechi, voi non mi
guardate, voi sogghignate. Sono un immigrato che aspetta. Ne conosco
a milioni di immigrati come me”.“Gli
occhi della moglie sono due piccoli gatti neri, puliti e con il pelo
soffice. Se non fossimo così insieme, non avrei mai avuto il tempo
di vederla così bene”.“Ardo
senza posa, brucio senza fuoco e le lenzuola del mio letto hanno
l'odore dei miei ieri – non posso dormire”.“Mi
alzo e vado in cucina. Ci vado per studiare un po' tegami e piatti.
Un tegame d'alluminio brilla come una testa pelata nel buio di un
teatro e altri sono buchi di un buio più profondo nel buio”.“Il
caldo trasuda da ogni crepa e inquina l'anima del mondo”.
E'
stata una sofferenza, comunque veramente piacevole, estrarre dalla
pregevole, seriamente, pubblicazione “Racconti Ritrovati”, questi
passaggi firmati Emanuel Carnevali; l'ho dovuto fare, però,
nonostante avrei voluto riprendere tanto altro. E, prima di tutto,
per spiegare che a me, evidentemente, Carnevali rimanda direttamente
a Lamborghini. Osvaldo Lamborghini, e non solamente per il lato degli
eccessi, mi vien subito in mente leggendo Carnevali. Altro che vani
riferimenti al 'poeta di Marradi'.
Poi, ancora, un lontano odore
di brezza pasoliniana, senza, certo, l'accento ideologico; vedi,
appunto, quei lavoratori di Pasolini dei suoi versi più famosi con
gli eroi minimi, italiani, che Emanuel Carnevale vede e restituisce
nei suoi Usa.
Da migrante, si direbbe oggi. Immigrato,
diceva lui. Eppure con la profonda consapevolezza, si vede nei
diversi racconti, d'esser scrittore: quindi capace, appunto, di
descrive le persone e le cose che conosce. Che vive.
Il letterato
povero, il letterato coi poveri. Eterno studente, giovane talento
quasi completamente inedito, poi voce finita per mano della malattia.
Ma innalzato a poeta da conoscere, rispettare e amare da poeti e
scrittori, più qualche editore spessore culturale oltre che
aziendale. Da William c. Carlos Williams a, si pensi, Pound. Da
autori canonizzati.
Dall'Italia Emanuel, giovanissimo, era
fuggito. Con le navi dei poveri. A viver di letteratura e povertà
nei suoi Usa. In Italia, dovette tornare. Per morire ben prima
d'esser raccontato nelle librerie. Eppure almeno dopo la sua morte è
cominciato il racconto su di lui. Da lui stesso scritto nel cuore del
tempo. Oltre i tempi.
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