Susanne Duchamp nel Dadaismo. Arte linguaggio e dialogo con Marcel Duchamp. Recensione di Nunzio Festa.
“Questo libro nasce dal desiderio di restituire voce e spazio a una figura rimasta per troppo tempo ai margini della storia dell'arte”, ci spiega l'autrice nella nota di chiusura del suo nuovo libro.
“Suzanne Ducahamp nel Dadaismo. Arte, linguaggio e dialogo con Marchel Duchamp”, di Francesca Mazzucato, Historica Edizioni (Cesena, 2026), pag. 152, euro 16.00.
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Nunzio Festa
Scrittrice, docente e ricercatrice. Francesca Mazzucato insegna Business English e Italiano Avanzato per studenti stranieri; ha maturato una solida esperienza internazionale di docenza e partecipazione a progetti tra Asia, Europa, Stati Uniti, Medio Oriente.
Svolge attività di consulenza editoriale ed è autrice di romanzi, saggi e racconti tradotti in diverse lingue europee, con testi pubblicati nelle antologie Rome Noir e Venice Noir. Come ricercatrice esplora il rapporto tra collage analogico e apprendimento linguistico, indagando il dialogo tra immagine, memoria ed espressione. Scrive in inglese su Substack e ha creato e gestisce il podcast "Le dimenticate delle Avanguardie"
In italiano scrive recensioni e racconti sul blog BooksAndOtherSorrows. Ha in programma un secondo podcast collegato a Books And Other Sorrows a cui sta lavorando.
Nel 2022 ha contributo con “Il corpo del confinamento” a Re(a) daction Magazine. Il suo romanzo più recente è “L'uomo del morso e del sangue”.
Sorella minore di Marchel Duchamp, Suzanne Duchamp è stata a lungo una presenza appartata del Dadaismo, poco riconosciuta seppure peculiare.
“In queste pagine – si legge in bandella del volume - , è l'artista stessa a prendere la parola, mettendo a nudo speranze, amori, ferite, ripercorrendo la genesi della sua arte e il rapporto con suo fratello, in un intreccio serrato tra vicende personali ed eventi storici. Viene alla luce – è aggiunto – una sensibilità singolare, attenta al movimento, al gesto, alla danza e a quella coreografia intima delle forme che attraversa l'intero suo percorso creativo. Tra analisi critica – si ragiona infine – e frammenti in prima persona, il Dadaismo viene riletto da una prospettiva laterale, a partire dalla voce tacita e profonda di Suzanne Duchamp, dal suo non detto che rivela nuovi modi di vedere e sentire il mondo”. L'arte diventa, con lei, esperienza silenziosa fondata sull'ascolto, gesto trattenuto che sfugge alle definizioni, quasi una forma di resistenza poetica.
Amante di Marcel Duchamp, per lei formativo, Mazzucato scopre la figura gigante della sua sorella pittrice, Suzanne. Conosciuta troppo tardi, l'autrice decide di dedicarle dunque questo libro innanzitutto quasi come atto di restituzione a Suzanne Duchamp, nel senso che parte decidendo di renderle omaggio. Da Zurigo. Una delle città che penso la scrittrice bolognese ami maggiormente, fra l'altro. Epperò subito subito Francesca Mazzucato si rende conto che tanta altra gente al massimo conosce il fratello Marcel. Dunque ecco l'altro motivo del volume, possiamo dire.
Redigendo dunque il primo saggio in lingua italiano dedicato all'artista, fra analisi critica e narrazione in prima persona: “Un viaggio nella luce inquieta di una donna cha ha attraversato il Dadaismo senza rumore, lasciando dietro di sé tracce tanto sottili quanto profonde.”. Fra le citazioni più significative, “Marcel aveva l'idea. Io ho fatto l'esperienza” (1940), riprende Mazzucato. Che anche a lettrici e lettori, oggi, offre l'esperienza di redenzione se questi avessero ignorato l'esistenza della Duchamp, come l'avventura della scoperta ulteriore per chi dalla sua grande arte era già stato toccato.



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